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03 apr 2010

BUONA PASQUA

«Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio». Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane, scriveva il compianto don Tonino Bello, e proseguiva: «Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo. «Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio», solo allora è consentita la sosta del Golgota. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio…»  Oggi è il giorno della gioia che annuncia la verità di tutto questo e che però impegna anche tutti, e ciascuno di noi, a schiodare tutti i crocifissi della storia. Se pensassimo, al contrario, che l’annuncio della Risurrezione che già albeggia all’orizzonte, fosse una semplice egoistica consolazione individuale che non presuppone alcun impegno, beh allora saremmo davvero da compatire. La speranza, che come luce feconda brilla nei nostri cuori, tante volte smarriti, timorosi, possa aprire le nostre mani al gesto capace di accarezzare chi vive nella tristezza e nel dolore; a pronunciare parole di consolazione, di perdono, di incoraggiamento; a saper vedere e denunciare ogni ingiustizia; a muovere i nostri passi incontro all’altro per riconoscerlo ed abbracciarlo; a costruire percorsi di convivialità e di pace. Allora…
Sono passati trent’anni da quello sparo (24 marzo 1980) che ha messo fine all’esistenza terrena di monsignor Oscar Romero, ma il vescovo salvadoregno è più vivo che mai nella coscienza e nel cuore di milioni di persone che guardano a lui come esempio di pastore che si è fatto popolo; che ha ascoltato il grido di quanti erano stati affidati alla sua cura pastorale; che come il pastore bello del Vangelo, ha saputo dare la sua vita per le sue pecore. Nel cuore e nella coscienza di milioni di cristiani, è san Romero d’America da tempo. Soltanto nella “prudenza” tutta curiale di una Chiesa gerarchica più abituata a fornicare con i potenti che a lasciarsi interrogare dalle istanze di liberazione che salgono dagli strati più umili e poveri del mondo, il mite vescovo Romero può ancora suscitare timore; forse paura.
titolo sparato in prima pagina sul Trentino (quotidiano locale) di giovedì 11 marzo, lo trovo per lo meno discutibile. Capisco, o meglio mi sforzo di farlo, anche le ragioni di marketing che presiedono la conduzione di un giornale, però trovo che sia del tutto funzionale ad una certa logica che imperversa di questi tempi. Parlare di “accatoniland”, per descrivere un fenomeno che certamente interroga, ma che molto più spesso suscita un moto di rigetto, di insofferenza, quando non di intolleranza in tanti, trovo che sia fare dell’allarmismo. Allora forse bisognerebbe iniziare col ricordare che una sentenza della Corte Costituzionale del 1996, stabilisce che la mendicità non molesta non è punibile.
10 mar 2010

ZELANTI

Succede a Trento, ma avviene, ne sono certo, anche altrove in tante altre parti. Chissà a cosa pensava Hamed, lo chiameremo così, ma è un nome di fantasia, mentre attraversava la strada l’altra sera, per recarsi in quel rifugio di fortuna dove, assieme ad tanti altri passava le sue notti per ripararsi dal freddo. Quelli come lui sono soltanto ombre che attraversano le nostre strada, che qualche volta riusciamo anche a raffigurarci, sia pure per un istante, quando, magari alterati, o per aver bevuto un bicchiere di troppo, o perché in stato confusionale (vorrei vedere noi al loro posto!) capita che la cronaca ce li sbatta sotto gli occhi.
06 mar 2010

AZZECCAGARBUGLI

Ormai parliamo lingue diverse. Ecco il perché dell’ultima trovata del governo: un decreto legge che – ci avvertono, con fare suadente, come si fa con i bambini un pochino capricciosi – non modifica la norma; la interpreta correttamente. Ma non avevano sostenuto fino a ieri che le leggi non si interpretano, si devono soltanto applicare?. Ma quanto siamo cretini! Certo che le leggi si applicano, ma solo per i fessi. Per quanti hanno il potere- e che lo vogliono tenere saldo in mano – le leggi si interpretano, che diamine! Ce ne dovevamo ricordare.
È partita anche a Trento, l’iniziativa denominata “cerchi di silenzio”; un appuntamento serale in piazza Duomo, per segnare “lo spazio e il tempo dove ridare il giusto valore ed il giusto peso alle parole”. Così era scritto sul volantino che promuoveva l’appuntamento. Per fare cosa? “Un’ora di silenzio visibilmente in piazza per manifestare, riflettere, meditare. Per ritrovare significato a giustizia, verità, dignità. Un silenzio partecipe, non il silenzio di bocche cucite da indifferenza complice”. Così è stato, ed il cerchio di persone, da piccolo, è cresciuto, lievitato, fino a comporne uno più grande.
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