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14 lug 2018
CORTOCIRCUITO
Scritto da Piergiorgio |
Letto 64 volte | Pubblicato in Il mio blog
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Non c’è più sordo di chi non vuol sentire, si afferma, ed è talmente vero che tutti ne abbiamo fatto esperienza qualche volta nella vita. Uguale considerazione vale anche per la vista. Quanto non ci è dato vedere per molti semplicemente non esiste.

Ecco perché solo le tragedie che avvengono sotto i riflettori dei media in qualche modo ci raggiungono, tutte le altre semplicemente è come non accadessero. In questo periodo, ad esempio, gran parte degli italiani sono convinti che tutta la questione immigrati si riduca alle cifre dei salvati e tenuti in  ostaggio sulle navi alle quali è impedito attraccare nei porti italiani. La realtà è ben più ampia e drammatica, ma per l’appunto dal momento che non rientra nei tweet deliranti del ministro della paura degli interni italiano, ecco che non è adeguatamente rappresentata e passa il messaggio che tutti i migranti siano diretti nel nostro Paese. Certamente tra le varie rotte, marine e terrestri, che nel mondo sono percorse dai migranti quella del Mediterraneo rimane la più tragica se, come attesta l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, dal 2014 a giugno di quest’anno ha inghiottito oltre 16mila persone. Volti e storie che non ci è dato conoscere ed è come fossero sparite intere cittadine italiane quali Caravaggio (Bergamo) Codroipo (Udine), Grottammare (Ascoli Piceno) Sansepolcro (Arezzo), Mottola (Taranto), tanto per citarne qualcuna. Nella semplificazione della narrazione del drammatico fenomeno migratorio che interessa ogni parte del mondo, passa il messaggio che in fondo quanti fuggono da guerre e persecuzioni siano una minoranza; che la gran parte dei migranti siano persone che possono e devono essere rispedite ai paesi di origine perché non hanno titolo per soggiornare in Europa. Insomma si tratterebbe di persone cha viaggiano per diletto. Ora, le persone che viaggiano per diletto (quando possono) siamo noi; con un portafoglio ben fornito, con visti e passaporto e magari anche una guida che ci accompagna durante il viaggio. Quanti, al contrario, si mettono in viaggio percorrendo sentieri e strade di morte, lo fanno spinti dalla necessità, dal bisogno di lasciare situazioni insopportabili di guerra, di violenza, di persecuzione o di povertà che fanno desiderare loro il rischio reale di incorrere nella morte probabile, piuttosto che una morte certa lì da dove partono. Tutte le loro storie lo testimoniano. Ma per tentare l’avventura di un approdo in una terra di salvezza sperata sono costretti ad affidarsi a network criminali che si arricchiscono sfruttando le loro sofferenze e il loro bisogno di andare via, semplicemente perché ogni altra soluzione è loro preclusa. Sono le frontiere chiuse, le barriere innalzate, i fili spinati, i mille ostacoli frapposti tra loro e il miraggio di una salvezza possibile e intravvista che fa prosperare i criminali che li contrabbandano; non già il loro bisogno di migrare. A questo dobbiamo aggiungere che l’Europa, Italia compresa, ha precise responsabilità circa le ragioni che spingono a fuggire da non pochi paesi africani. Responsabilità di carattere economico, militari e di sfruttamento commerciale. Insomma siamo pienamente dentro un cortocircuito così congeniato, che se ne esce solamente affrontando il fenomeno con intelligenza e lungimiranza. Questo significa accoglienza solidale e gestione avveduta di chi arriva, possibilmente attraverso vie regolari perché nessun muoia in mare, nel breve periodo, e un’azione energica di reale cooperazione economica e sociale capace di aggredire le cause di povertà dei paesi di partenza dei migranti, per un verso e dall’altro lato una reale volontà di pacificazione delle aree di guerra, iniziando dal non vendere più armi alle fazioni in lotta, come oggi accade, e promuovendo percorsi di riconciliazione e di costruzione di sovranità vere, autorevoli là dove le abbiamo demolite. L’Europa è percorsa da un vento che non fa ben sperare per il futuro ma, parafrasando Seneca, le cose sono difficili perché non osiamo. Non osiamo, in questo caso, assumerci la responsabilità di non cedere alla paura, reale o indotta che sia, affrontando con coraggio le sfide che abbiamo dinanzi, con la volontà ferma di restare sempre e comunque umani, dentro le mille difficoltà e contraddizioni del presente.

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