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07 set 2019
CONVINZIONI DI UN SALVINIANO DOC TRENTINO
Scritto da Piergiorgio |
Letto 69 volte | Pubblicato in Il mio blog
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Alcune convinzioni di un salviniano doc trentino

A differenza di Borges, per il quale il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza, per il Nostro è sinonimo di debolezza e non va mai coltivato.

L’Italia è letteralmente invasa da immigrati. Numeri e statistiche che dimostrino il contrario sono manipolazioni giornalistiche Perfino quello che abita a Scràizera de sora ne è convinto benché in paese non risieda alcun immigrato e non ne abbia mai incontrato uno, però l’hanno detto in TV...

Gli immigrati sono tutti clandestini. Il significato preciso dell’aggettivo gli sfugge ma deve trattarsi di qualche cosa di veramente brutto, tipo la scabbia o la peste, un male che si contrae facendo il delinquente.

Gli immigrati preferiscono dedicarsi allo spaccio di droga, ai furti, agli scippi e altre scelleratezze perché non hanno voglia di lavorare. Mica sono come noi che ci rompiamo la schiena da mane a sera. Non c’è niente fare, non saranno mai come noi…

Eh già, questa è la visione più progressista del salviniano doc trentino, far diventare l’immigrato uno di noi; assimilarlo insomma, ed è evidente che un “negro” non potrà mai essere uno di noi. È una questione di sangue.

Il sangue! Per il salviniano doc trentino il sangue significa purezza razziale e il mio non deve mischiarsi con quello degli altri, o meglio, quello degli altri non deve mischiarsi con il mio.

In Italia e in Trentino si entra solo se si è in regola con i documenti. Cos’è questa storia di aprire le porte a tutti? A persone con identità sconosciute e che non hanno alcun diritto di stare da noi; che non scappano né da guerre né da fame ma vengono qui per fare i mantenuti? I nostri emigravano con i documenti in regola, asserisce indubitabilmente il salviniano doc, anche se il nonno, che era emigrato all’estero, e noto ciuchéter, era stato rispedito al paese perché indesiderato.

A quanti non concordano con la sua visione del mondo, il salviniano doc trentino dirà che sono dei buonisti e che se proprio vogliono accogliere quegli sfaticati li accolgano a casa loro e non rompano i cogliono pretendendo lo faccia l’ente pubblico con i soldi di tutti. Vi dirà che lui ha faticato tutta la vita per raggiungere il benessere conseguito, ed in effetti è una persona che ha lavorato tanto però dimentica di dirvi di quel prato avuto in dono dalla zia ameda (zitella) sul quale ha costruito la casa con il contributo della Provincia ottenuto per fare una stalla poi diventata abitazione. Ma tralasciamo certi dettagli.

Il salviniano doc tentino è super convinto che se ci sono italiani e trentini che versano in situazione di bisogno sia colpa della presenza degli immigrati, che se non ci fossero loro tutto si aggiusterebbe come per magia. È inutile fargli notare che è lo scarto tra gli arricchiti e tutti gli altri, l’ingiustizia sociale diffusa, la corruzione, le mafie, la finanza di rapina a causare lo star male di tanti, non certo gli immigrati. Sono concetti troppo difficili, sofisticati. Il “negro” all’angolo della strada che chiede l’elemosina è più facilmente individuabile come nemico, non vi pare?

Il salviniano doc trentino si definisce cattolico romano perché così ha appreso al catechismo da bambino, che poi cattolico significhi universale e quindi implichi apertura sul mondo e che romano sia una designazione debitrice storicamente alle divisioni tra cristiani è del tutto secondario. Lui certo ammette (a malincuore) che Gesù era un ebreo ma subito aggiungerà che aveva la cittadinanza romana, per dire che era dei nostri, da non intendersi nel senso di “romano de Roma”, sia chiaro.

Da buon cattolico romano va’ anche a messa qualche volta, ma soprattutto non manca mai a una sagra: quella della ciorciola (pigna), della fragola, dei lumazi (lumache), alla desmontegada (rientro delle mucche o capre dalle malghe). Tutto fa brodo purché siano cose che riconducono alle nostre radici, meglio se con tanto di gonfaloni e benedizione perché gli è stato insegnato che na benedizion no la fa mai mal, gnanca quela dela moto, dela machina, del porzel e del trator.

È convinto, il salviniano doc trentino, che la nostra autonomia sia dovuta ad Andreas Hofer, uno dei nossi, infatti, ma questo è un suo pensiero senza riscontri obiettivi. Anche suo bisnonno, infatti, vi dirà, el portava le braghe de coram e ‘n testa ‘l capèl con le piume, anche se nell’unica fotografia che possiede del bisnonno, il vecchio compare senza cappello e con un vestito a righe de fustagn.

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