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29 ott 2019
COME UN CANE?
Scritto da Piergiorgio |
Letto 99 volte | Pubblicato in Il mio blog
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Forse il modo come sei morto era già scritto fin da quando hai scelto la violenza per rivendicare ciò che ritenevi tuoi diritti. E di violenza a quanto ne so ne hai esercitata parecchia, così come i tuoi accoliti.

Credo sia destino di tutti quelli che scelgono la violenza, o addirittura l’efferatezza, per farsi strada, prima o poi soccombere vittime a loro volta di violenza. Io non festeggio la morte di nessun essere umano, per quanto si sia manifestato come criminale durante la sua esistenza, per questo mi ha lasciato basito l’affermazione del presidente americano che ha voluto annunciare la tua morte affermando che sei morto “come un cane”. È la solita modalità di disumanizzare i propri nemici e avversari, vivi o morti, poco importa, specialità che è stata anche tua e di quanti ti hanno seguito, Al Baghdadi. È la modalità propria di molti anche tra quanti si reputano democratici e che ha il solo scopo di stabilire un confine certo tra innocenti e colpevoli piuttosto che fare la fatica di riflettere sul perché accadano certe cose e accettare il fatto che anche un criminale, ci piaccia o no, fa pur sempre parte della nostra umanità. Umanità malata che avrebbe bisogno di tanta cura, di azioni capaci di disinnescare la violenza all’origine, contrastarla in modo civile e fare un uso della forza proporzionata alle necessità delle varie situazioni avendo come fine, fintanto che questo è possibile, perfino la vita del reo. Sì, anche la vita del reco è importante e ogniqualvolta è salvaguardata, pur comminandogli le dovute sanzioni è una vittoria della civiltà e dell’umanità. Ma a quanto pare non è questo che interessa a gran parte delle persone e certamente non interessa a chi riveste posizioni di potere che sa usare con freddezza e cinismo di qualunque occasioni buona per dominare in maniera incontrastata. Fatte le debite distinzioni, non trovo poi tanto diverso l’uso che hai fatto tu del tuo potere, della tua influenza, dell’uso strumentale della religione alla quale dicevi di richiamarti, e quello fatto da altri “comandanti in capo”, se non nelle modalità. Insomma, voglio dire, mi pare esistano delle specularità difficilmente negabili. Questo mi convince ancor più, semmai ce ne fosse bisogno, che l’unica strada che abbiamo davanti tutti per poter sopravvivere sia quella della non violenza come scelta di vita dei singoli e delle nazioni, del confronto, dell’incontro, dell’accettazione reciproca pur nelle differenze, accettandoci come dono gli uni degli altri. Sarà anche utopico questo modo di pensare, ma quello che ha ispirato te e tanti altri produce solo morte. Anche tu ne sei una tragica dimostrazione. Che Dio misericordioso abbia pietà di te.

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