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09 nov 2020
UN FUTURO DA REALIZZARE
Scritto da Piergiorgio |
Letto 260 volte | Pubblicato in Il mio blog
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Che negli USA abbia vinto la corsa per le presidenziali Biden anziché Trump è una buona notizia, ma non è da credere che basti questo perché cambi il destino del mondo.

Certamente la vittoria di Biden rappresenta un alto là al peggio rappresentato da Trump e da quanti sulla scia del suo arrivo alla Casa Bianca si sono installati al potere in altri Paesi, così come al dilagare un po’ ovunque dei vari sovranismi, compreso da noi. Che piaccia o meno, e per quanto depotenziata per taluni aspetti, soprattutto in campo economico, l’America è pur sempre la potenza che più di altre contribuisce a definire lo spartito da suonare in campo internazionale. Le differenze tra l’uno e l’altro dei due contendenti alla presidenza degli USA ci sono e sono tante, ma non va dimenticato che parlando di Stati Uniti parliamo pur sempre di una realtà di tipo imperiale con tutto quello che questo significa. In queste ultime elezioni l’America ha dimostrato quanto il suo sistema democratico, portato ad esempio per il resto del mondo e che in non poche circostanze ha preteso imporre anche con lo strumento della guerra (umanitaria!) ad altri Paesi, sia, non solo fragile, ma facilmente strumentalizzabile ed utilizzabile a fini personali e di gruppi di potere. Insomma non basta una testa un voto perché si realizzi una vera e autentica democrazia. C’è bisogno di istanze di base, di corpi intermedi che possano realmente contare nelle decisioni che si vogliono prendere. C’è bisogno di educazione alla vita democratica che significa possibilità e capacità di analisi, confronto, discussione vera e poi volontà di sintesi che tenga nel giusto conto le necessità di tutti, ma specialmente di ciò che definiamo bene comune che non è la sommatoria di interessi divergenti, quanto sforzo leale, fattivo perché i bisogni umani fondamentali trovino risposta e soluzione, così che  quanto a parole e in documenti ufficiali sono dichiari diritti spettanti a tutti non rimangano aleatorie esortazioni. Viviamo un tempo nel quale non è più immaginabile, se mai lo è stato in passato, ritenere che si possano affrontare e tentare di risolvere gli immani problemi che affliggono la maggior parte della popolazione mondiale con gli strumenti fin qui datisi. C’è bisogno di una costituzione e di un governo mondiale. Una costituzione che sia la mappa che rappresenti il cammino da compiere perché a tutti sia garantita una vita dignitosa e degna di questo nome, e un governo in grado di attuare tale intendimento. Ma per governo è da intendersi non uno stretto gruppo di persone a cui delegare il potere di legiferare e decidere a suo piacimento, quanto un’istanza in grado di raccogliere l’esito di un processo che, partendo dal basso, e attraverso diramazioni democratiche rappresentative di popoli e stati porti a definizione e poi ad attuazione quanto definito nei principi e negli obiettivi concordati. Questo significa un ribaltamento delle logiche attuali che informano e governano il mondo. È un processo che sarà inevitabilmente lungo e non di facile attuazione, ma solo così è sperabile che l’umanità si salvi, perché, e l’attuale pandemia di coronavirus è lì a dimostrarlo, o ci salviamo assieme o non si salva nessuno.

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