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mag 2008
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Testo presente in quarta di copertina

La trama di Una famiglia bislacca non può dare un’idea soddisfacente della reale sostanza di questo libro che è, nel suo genere, un capolavoro d’ironia, sarcasmo, e di comicità, spesso un po’ grassa. Come tradurre il continuo scoppiettio di lazzi, insulti giocosi e in pari tempo affettuosi, le dolci follie che trasformano i sogni in realtà per cui si è convinti d’essere forti, potenti e ricchi, anche se nella realtà ci si difende appena dalla fame e dalla miseria?

E che dire dei personaggi chiave di questo libro? Chi, se non Bortolotti, avrebbe saputo creare il folle, dolce, insicuro Giado, talvolta despota e autoritario, talvolta travolto dalla lettura dei testi rari e antichi, talvolta volgare, altra volta poetico, talora persino saggio, il quale vive l’assurda follia di un’inesistente nobiltà? Da dove può essere scaturito il personaggio di Minicota, volgarità personificata, ma fattiva, concreta, audace, di pronte risorse, dotata di travolgente femminilità, d’astuzia ma anche di una forza mascolina? Sorprende Prisca che, sebbene incredula e assolutamente priva di cultura, si immedesima nel sogno del marito, asseconda la sua follia e rappresenta per lui il braccio forte, il richiamo alla realtà. Altrettanta imponente è la figura di Antonio, il terron, così utile in mille frangenti, così capace di trovare soluzione ai problemi, lui che conosce tutte le astuzie di chi ha dovuto cavarsela sempre da solo nella vita.

Ma anche tutti gli altri personaggi minori, quali Giuditta, Lupo detto Meza Camisa, Idota, Giuseppe, i genitori, i fratelli, gli zii e le genti di Giado balzano fuori vivi e veri, tutti ben caratterizzati, tutti imbevuti di comicità e di un amaro inconsapevole fatalismo. C’è anche una sorta di elegia velata di sarcasmo per la vita di campagna. Certo il linguaggio assolutamente privo di inibizioni, non può suonare gradito ai benpensanti. Però non c’è mai pornografia, nessun compiacimento nel descrivere atti sessuali, solo un provocante realismo, un divertito spruzzare il testo di frasi volgari con cui l’Autore si diverte e vuole fare divertire (il tutto mitigato dall’uso del dialetto). Audace, forte, scoppiettante come il susseguirsi di fuochi d’artificio, lascia un segno nel lettore. (Adriana Nicolini)

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