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Ritratti
Ritratti

Siamo il risultato degli incontri avuti nella nostra vita, delle relazioni che abbiamo intrattenuto con le persone, dei volti che abbiamo contemplato, degli sguardi che ci siamo scambiati. Di quanto ci siamo detto e anche trasmesso senza profferire parole. Siamo ciò che abbiamo donato e quello che abbiamo ricevuto.

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Somiglia per aspetto e portamento,

e qualche suo corrugamento,

a Dama pre rinascimento.

Quando cantavan nelle corti antiche,

i cavalieri dell’amor cortese,

alle lor dame un po’ rincretinite,

nascoste dietro torri e banderese.

Somiglia anche,

per stare sul moderno,

alla professoressa di latino,

che interrogava con cipiglio aspro,

ma nascondendo un certo turbamento.

Sorride da dietro l’ampia scrivania,

mentre ti parla affabile e sicura,

e ,come il ragno fa con la sua preda,

ti mostra, “ad hominem”, che ha ragione lei:

che il sole scende per levante e non ponente,

a salvaguardia del suo di committente.

E poi ti chiede, con intenerimento,

che cosa sia quel tuo rivolgimento.

Per consolarti, e darti tregua, un sol momento,

si finge vinta, ma approfondisce ulteriormente l’argomento.

Per dare un nome ai turbamenti suoi,

cerca di leggere nei sentimenti altrui.

Immaginando qualche affanno,

dovuto al tempo o ad altri guai,

metafora per gli altri e anche per lei.

Sintonizzarsi con chi ci sta di fronte,

è cosa ardua, quasi una catarsi,

e in questo, lei, non è una principiante.

Io credo con certezza,

e me lo dice degli occhi suoi la compitezza,

tracciare con rigo rosso, sul diario,

la soluzione di un caso disperato,

gesto furtivo e fatto con destrezza,

sia per la Monica, la meglio contentezza.

Il tuo volto è più bello,

ora,

che ti illumina,

nella vecchiaia,

l’ultimo raggio di sole

alla sera.

Ti accarezza gentile

e raccoglie l’orazione

che spandi nell’aria;

l’affida al tramonto,

assieme al ricordo

per noi,

e sale, incenso gradito,

su in alto;

là, dove a noi

non riesce arrivare.

Ora

è tempo che viaggi

nel mondo;

che cammini lungo strade

che io non conosco.

Ora

è tempo che cammini da solo,

senza me a tenerti

la mano.

Ora

è tempo che tu vada lontano

lungo piste che segnerai col tuo passo

da uomo.

Ora

è tempo, per me, d’imparare ad amarti

da lontano;

di fidarmi e di credere che sarai vero

uomo.

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