Ultima modifica Mercoledì 20 Luglio 2022 04:36
20 lug 2022
Il seminatore uscì a seminare Mt 13,1-9
Scritto da Piergiorgio |
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13 1 Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: "Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti".

 

Il seminatore della parabola odierna sembrerebbe un contadino un po’ bizzarro, di primo acchito. Pare quasi non curarsi di dove vada a finire il seme che sta spandendo, infatti una parte cadde lungo la strada, un’altra su terreno sassoso, altra tra rovi e infine una parte su terreno buono. La differenza la fa il tipo di terreno nel quale finisce il seme. Chiaramente solo un terreno adeguato può rappresentare un buon punto di partenza perché la semina produca il risultato atteso e dia frutto. Se sostituiamo a seminatore il termine Padre, o il Signore allora il comportamento non ci apparirà poi così strano, o per meglio dire, non così incomprensibile se si presta attenzione a come ce lo ha spiegato Gesù. Il Padre dona il suo amore senza misura a tutti, senza distinzione, a differenza di noi che lo limitiamo soltanto a quanti riteniamo degni e meritevoli di riceverlo. Certo, anche l’amore donato da  Dio sortisce effetti diversi a seconda dell’accoglienza che gli riserviamo. Se in noi trova un terreno sassoso, pieno di spine o indifferente non potrà produrre frutto. Al contrario se, sia pure con tutte le nostre fragilità, sapremo riservargli grata accoglienza produrrà in noi frutti di bene secondo la nostra capacità di ricezione, comunque in pienezza.

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