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QUESTO PASSA IL CONVENTO
Scritto da Piergiorgio |
Letto 51 volte | Pubblicato in Il mio blog
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L'espressione che dà il titolo a questo breve scritto è un'espressione nota un po' a tutti e sta a significare che ci si deve accontentare di quello che si ha a disposizione, di ciò che viene offerto, di quanto è possibile avere, senza pretendere altro.

Temo che molte persone, per ignoranza, per superficialità o semplicemente perché formarsi un'opinione basata sui fatti, più che sulle parole o sulla propaganda, costa un poco di fatica, l'impegno a documentarsi. Tutte cose che una gran parte delle persone, oggi più di ieri, sono perennemente tentate di eludere perché si accontentano di ciò che passa attraverso il testo di un tweet o, nel migliore dei casi, di un post su Facebook purché sia contenuto in due o tre righe e accompagnato da un'immagine. In un tempo di sommovimenti paragonabili a disastrosi terremoti che stanno scompaginando gli assetti politici, istituzionali e perfino antropologici che hanno retto fino a non molto tempo fa le nostre società occidentali, pretendere di potersi formare un' opinione adeguata alla comprensione della attuale intemperie è a dir poco infantile. Ma è qui che hanno buon gioco quanti hanno interesse a mantenere nell'ignoranza, che poi si traduce in acquiescenza e sottomissione di masse sempre più numerose di persone. Lo vediamo per quanto riguarda il tema della pace e della guerra e quello dell'immigrazione. Non c'è bisogno di dire a nessuno, ad esempio, che in Italia i prezzi sono ormai fuori controllo, che gli stipendi non bastano a consentire una vita dignitosa, che la sanità pubblica gratuita non copre più l'intera popolazione, che l'istruzione è un diritto fondamentale di tutti i cittadini e un dovere per la Repubblica, ecc., perché è accertabile da chiunque viva una situazione, e sono davvero tante persone, di bisogno in uno o più di questi contesti di vita. Eppure dai nostri politici, dai nostri governanti ci viene quotidianamente propinata la necessità, l'urgenza di spendere cifre colossali per gli armamenti, in vista di un conflitto che sarà ineluttabile, a loro dire, nel giro di pochi anni. E a sostegno di queste loro tesi hanno bisogno di individuare il nemico o i nemici. Nessun discorso, nessuna spesa per promuovere la pace e dare attuazione allo splendido e sempre meno osservato articolo 11 della Costituzione, con cui l'Italia ripudia la guerra "come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Sul fronte migrazioni ormai è diventato talmente ossessivo l'uso strumentale, bugiardo e criminale dell'argomento che ha finito con il convincere una buona parte degli italiani che se ci sono cose che non funzionano in Italia è tutta colpa degli stranieri soggiornanti da noi. Poi, se le nostre industrie funzionano e i prodotti agricoli arrivano sui nostri tavoli a prezzi tante volte stracciati perché frutto di lavoro schiavo nelle nostre campagne, se i culi dei nostri anziani bianchi, compresi quelli dei leghisti e di fratelli d'Italia, sono puliti e curati a dovere, è merito tante volte di mani straniere ; non importa , non se ne deve parlare. Si deve parlare di chiusure, muri, “remigrazione” perché indurre paura negli ascoltatori e rigetto verso l'altro, il diverso, è lucroso, nell'immediato, in termini di voti. Non investire sull'accoglienza, l'integrazione, i diritti e i doveri richiede risorse e investimenti, ma sarebbe garanzia di una società migliore per tutti; invece stanno lavorando ponendo le premesse di futuri conflitti sociali e magari hanno pure l'impudenza di definirsi statisti. C'è una frase di Mafalda, il personaggio immaginario della striscia a fumetti realizzata dall'argentino Joaquín Lavado, in arte Quino, che suona così: «Basta parole! Quello che voglio sono i fatti! Se avessi voluto solo parole, mi sarei comprata un dizionario!» Dovrebbe essere una frase da far risuonare nelle nostre piazze verso coloro che si propongono per il governo del nostro Paese, ma dovremmo anche imparare a rivolgerla pure a noi, nella convinzione che i cambiamenti più autentici nascono sempre dal basso e durano più a lungo se sono condivisi dalla maggioranza della popolazione. Le cose che si possono cambiare in meglio sono davvero tante e alla nostra portata, purché crediamo che una società alternativa a quella attuale sia auspicabile e anche possibile.

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