L'Europa, dopo che la plenaria dell'Eurocamera ha dato il via libera all'inasprimento delle regole sui rimpatri, si palesa sempre più come una realtà che ama proclamare la pienezza dei diritti sanciti nei suoi statuti, ma senza l'onere di viverli e attuarli.
L'ipocrisia tipica di chi i diritti che nega ad altri li pretende per se stesso, considerandoli intangibili e spettanti per nascita. Ci meravigliamo, esaminando la storia, recente e passata, dell' infondatezza e illogicità di tanti comportamenti e leggi in auge un tempo, e magari ci consoliamo convincendoci che noi mai avremmo fatto nostre talune mostruosità - perché tali le consideriamo - del passato; e non ci accorgiamo quanta verità e attualità abbia nei nostri confronti il detto evangelico: "Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite". Il coro indecente di voci che ha ritmato lo slogan «Rimandiamoli indietro!» al momento dell'approvazione da parte di 418 europarlamentari segna una macchia di disonore indelebile nella storia recente di quel consesso. Sarebbe però sbagliato e ingenuo pensare che quel grido osceno , che nei fatti significa "deportiamoli", rappresenti l'epifenomeno di una ristretta minoranza. È parte di un veleno che si sta diffondendo ovunque, contrabbandato come misura necessaria volta a garantire tranquillità e sicurezza, se è vero che tra i favorevoli ci sono stati anche dei liberali e persino qualche socialista. Ormai dovrebbe essere chiaro che la differenziazione non passa più tra appartenenze partitiche e di schieramento, ma tra chi non si gira dall'altra parte di fronte alle ingiustizie e sa riconoscerle anche dentro le leggi e i regolamenti che si vorrebbero spacciare per adempimenti doverosi a salvaguardia della legalità e della giustizia. La controprova, per quanti ancora non lo avessero capito, ci è fornita, direi quasi in maniera plastica, dall'arrivo di una delegazione di talebani che ha incontrato dei funzionari europei a Bruxelles. L'incontro è stato promosso con l'intento di accelerare i rimpatri verso l'Afghanistan. Naturalmente la riunione non poteva avvenire che al di fuori di un contesto ufficiale, a rimarcare che non c'è la volontà da parte della UE di riconoscere il regime di Kabul, ma solo "dialogare" con le autorità di quel Paese, per poter rimandare a "casa loro" gli afghani presenti in Europa. Poco importa che siano o meno responsabili di qualche reato ; importa poter affermare che per chi verrà espulso quel paese è un paese sicuro. Sicuro perché offre garanzie di tutela dei diritti delle persone? Ma neanche per sogno. Sicuro solo perché tra funzionari lo si stabilisce e perché conviene a politicanti e governanti senza scrupoli che forse (e sottolineo quel forse) solo se si trovassero a provare sulla loro pelle cosa significa essere rimandati in paesi dai quali si è fuggiti per sottrarsi a persecuzioni e violenze, potrebbero capire qualcosa della tragedia di tanti.








