In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno.
Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d'onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati "rabbì" dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare "rabbì", perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate "padre" nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare "guide", perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».
L'ammonimento che ci viene dal Vangelo di oggi è di estrema attualità e riguarda non solo modalità malate di vivere il rapporto con Dio, ma anche quello quotidiano, feriale, del rapporto tra le persone a livello sociale e politico. Certo, le indicazioni che ci vengono dal Vangelo odierno riguardano principalmente la comunità cristiana, la Chiesa , le Chiese e quindi sono dirette a tutti coloro che si definiscono cristiani. Mutatis mutandis, però, l'agire mosso dal desiderio di visibilità e dal desiderio di emergere, non importa come, né se avviene a discapito degli altri, è forse la malattia più grave di questo nostro tempo. Non è forse per essere ammirati che agiscono come agiscono tanti personaggi pubblici, in ogni campo e anche in politica? Se noi che ci definiamo seguaci di Gesù di Nazareth prendessimo in seria considerazione l'operare in modo diverso da come agisce il mondo, potremmo essere un esempio virtuoso, capaci di suscitare desiderio di imitazione. Per riuscirci, però, dobbiamo credere davvero che abbiamo un solo Padre e che siamo tutti fratelli, e avere come unica guida il Cristo, non per escludere quanti si riferiscono ad altri maestri di vita ma per offrire la nostra personale esperienza come arricchimento. Il sentirsi, il considerarsi fratelli tutti è l'unico antidoto efficace, oggi più che mai, contro ogni prevaricazione, violenza, guerra e possibilità di realizzare un' umanità riconciliata.








