In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità».
Quanti scelgono di rispondere alla chiamata a essere discepoli di Cristo devono sapere che, pur vivendo nel mondo, non gli appartengono. Per "mondo" l'Evangelista intende la mentalità predominante, quella che si basa sul possedere, dominare e accumulare per sé stessi. Il discepolo del Signore, per potersi dire tale, ha un solo riferimento possibile: Cristo stesso. Questo gli è possibile pur dovendo misurarsi con tutte le forze contrarie che, nel mondo in cui vive, si oppongono al Vangelo, perché può contare sulla presenza del Risorto e sull'azione dello Spirito. Sa di essere custodito dal Maligno; sa di essere consacrato nella verità, non nel senso che la possiede, ma che la può conseguire fidandosi del suo Signore e agendo come lui è vissuto. La gioia del discepolo è la gioia che gli partecipa il Signore se si fa suo testimone, ponendo la sua fiducia esclusivamente in lui.








