Come acheni portati dal vento
Chi da bambino non ha mai posato uno sguardo incantato su un soffione di tarassaco, oppure si è divertito a disperderne gli acheni del pappo divenuti tanto leggeri da librarsi nell’aria con un semplice soffio come brezza leggera? Anche i sentimenti che portiamo nel cuore, espressione di desideri, spensieratezza, speranza, coraggio o dolore possono essere, se manifestati, tanti semi da regalare a chi voglia accoglierli e magari farli suoi.
Borbotta leggero quassù
il torrente;
scorre lento.
Le sue acque
bisbigliano come preghiera serale
di gente assopita
in attesa che venga la notte
Più a valle, in disparte,
i restanti bagnanti
accendono fuochi a ristoro
nel fresco mattino.
Il lago è silente,
calma piatta.
Sull’acqua
slittano anatre stanche.
Quanti dei miei concittadini
in questa pausa di vigilia elettorale
sanno fare silenzio?
Quanti sanno stare con se stessi
e pensare davvero al domani?
Quanti sanno interrogarsi,
vagliare le proposte messe in campo
discernendo le migliori?
Quanti hanno contezza
del loro potere di influire
alla sorte di tutti?
Quale sarà il risveglio per noi tutti
lunedì 26 di settembre?
E quale domani dovremo
incominciare?
Come volatile implume
caduto nel fango
che sbatte le ali tentando
di riprendere il volo
son io
Quante volte ho smarrito
la strada!
Ho imparato che i miei tentativi
di rialzarmi
riprendendo a volare
sono sterili
se non mi abbandono
all’abbraccio generoso
del mio Dio
In un giorno di pioggia sottile,
in cima a un palo che svetta
quasi campanile,
canti incurante dell’acqua che goccia
esaltando il tuo nero piumaggio
Pari felice!
Vorrei tanto somigliarti.
Un pallido disco di luce
sfrangiato
si specchia nell’acqua
del lago;
sole incerto, taciuto dietro
nubi
di un cielo ancora cinerino
e imbronciato.
Al mattino
nell’orto,
tra lumache fameliche
e coccinelle intimorite
svolazzanti
tra le piante di fagiolini
fiorite,
colgo primizie gustose
e belle da ammirare nel rosso vestito:
rapanelli
Vestono colori sgargianti,
mutevoli,
oggi,
le acque del lago.
Le accarezza un volubile
venticello
che a tratti è spettinato
monello.
Il cielo turchino,
solcato da spiccioli nembi
raminghi,
le osserva appagato
dall’alto.
Il sole di giugno sorride
estasiato.
Ha steso il suo pallido manto
la nebbia stamane,
ridisegnando i contorni del panorama
che serra il lago.
Somiglia a trapunta soffice
morbida
afflosciata.
Sulla riva appena intravvista
zappettano anatre
ed il pontile,
attracco di barche l’estate,
ora è pista di atterraggio
di gabbiani vaganti,
vocianti.
Quando infine si acquietano
filtra appena avvertibile
la voce cheta dell’acqua.
Giacciono a terra
stanche
silenti
domate,
non più cantastorie
di brezze serali
né giullari dello stormire
di magnifiche fronde
o molinelli di soffi
veementi.
Sono soffice
tappetto policromo
di nomadi insetti.
Ti osservo mentre dormi
tra le braccia di tua madre
A tratti, qualche moto del tuo viso
svela forse ciò che sogni
Per il resto pari immobile
come uccello abbandonato
a correnti ascensionali
nel suo volo.
Dietro le ciglia adagiate
come tenera coperta
stesa all’aria a riposare
colgo un fremito di vita.
Ti rispondo, in silenzio,
col sorriso
sussurrando: benvenuta!
(dedicata alla mina nipotina)