Piergiorgio Bortolotti
Scrivo per passione, con la segreta speranza di donare qualche momento piacevole o interessante a chi mi legge.
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Sono forse io il custode di mio fratello?

La risposta di Caino a Dio, che in Genesi risuona come rifiuto all’impegno di responsabilità che l’essere parte della stessa umanità, comporta, è la medesima che è risuonata ininterrottamente nel corso della storia e che tutt’ora risuona, talvolta sinistramente, magari ammantata persino da giustificazioni di carattere religioso. Eppure, a ben guardare, siamo geneticamente fatti per l’empatia: quindi costituiti, predisposti per la compassione; per la comprensione e la solidarietà verso i nostri simili. Segno che l’occuparsi della felicità degli altri, è parte integrante del nostro essere uomini e viene prima ancora di ogni teorizzazione etica o morale.

La luna non può

Nascosta da nero sudario di nubi,

la luna non può più sorridere in cielo;

né cantare, stanotte.

Nasconde smarrita il suo viso,

come madre che piange la prole.

Nicolae, Michail, Mohamed,

solo per dirne qualcuno tra i tanti.

S’arrabattano a morsicare, alla vita,

un tozzo di pane, che spesso è raffermo,

Fuori luccicano infinite vetrine

straripanti di doni ammuffiti

ricoperti di solipsismo sprecone.

Ed è notte.

È più buio e intirizzito il cuore di molti,

che ai giardini, negli anfratti, in case vuote,

le membra di quei figli,

che veglia dall’alto.

Giornata della memoria

Volano corvi

nel cielo ferrigno d’inverno;

paiono, strappi, rattoppi,

in un panno lasciato guastare.

 

Nel vento corrono esili voci

di memorie lontane,

come luci smorzate dal buio.

 

Ora sono preghiera,

domanda;

grido d’ aiuto.

 

Implorano di non  scordare.

 

Di nuovo risuonano passi marziali

di stivali ferrati:

sbandati in angoli oscuri,

coscienze assopite,

genti confuse che stanno

a guardare.

Anche oggi;

come sempre;

… come allora.

 

Il morbo maligno, mortale,

si ammanta con parole d’onore:

sicurezza, giustizia, diritto, decoro.

 

Si diffonde; alligna nel corpo,

nella mente  di tanti.

 

Quanto è scarsa, di breve durata,

la memoria.

Rom

Siete rimasti gli unici a dirvi uomini;

uomini soltanto.

Uomini senza alcun altro orpello,

o titoli altisonanti e tronfi.

Uomini soltanto, e basta; come ci ha visti Dio.

Come eravamo tutti, all’alba della vita.

 

E questo ci fa paura…

Guardandovi negli occhi, ci scopriremmo nudi:

fragili, poveri e bisognosi.

 

Allora vi cacciamo via,

verso un qualunque altrove…;

proscritti dalle nostre strade

espulsi dalle città.

Lontani dalla nostra vista;

… lontani anche dal cuore.

 

Noi non vogliamo chiedere!

 

Noi non tendiamo la mano!

 

… Noi, non ne siamo capaci...

 

Abbagliati dai molti beni,

abbiamo indurito il cuore;

per voi non palpita più.

 

Computando la nostra ricchezza,

lesinando sul vostro futuro,

vagheggiamo un domani tranquillo,

recintato, fatto solo per noi.

 

Noi, svuotati recipienti d’umano,

che ingrassiamo la vista

con fasulli luccichii evanescenti,

siamo come conchiglie

che non riecheggiano più il mare.

 

Al seguito dei vostri vuoti fagotti,

andando respinti,

portate ciò che rimane,

della nostra perduta

umanità.

Profughi

Sputati

dal mare

come

vuote

conchiglie,

s’ammassano

stremati

su spiagge

deserte.

Son figli

perduti

per causa

del Drago:

il neoliberismo.

Beslan

Con urlo straziante

e doglie possenti,

ha partorito, la Terra,

un mostro ingombrante

che al Cielo protende

artigli feroci.

Se neanche più i bimbi

son figli di tutti,

come, ancora sperare?

E’ muto il dolore,

né può essere altro,

per oltraggio

si tanto.

Clochard

Stavi seduto lì

su quella panca,

l’ultima cosa

che avevi scelto

tu.

La vita,

le staffilate sue,

aveva inferte

sopra quelle tue,

mischiandone

i contorni.

E nella mente tua

non si marcavan più

le differenze,

fra queste e quelle

Così interrogavi me,

quasi responso,

chiedendo:

sei diventato uomo tu;

ora dì, come?

E io tacevo,

con rispettoso ascolto,

e mi chiedevo,

non senza turbamento,

chi fra noi due

lo fosse per

davvero.

Migranti

Come uccelli

spauriti

su un ramo,

stanno

dentro

le nostre

contrade,

aspettando

il dì

che verrà.

Altri nidi

han lasciato;

altre terre:

caldi affetti

speranze deluse

povertà

abbandoni

violenze.

Pieno è il cuore

di antico dolore.

Dentro

il petto una luce;

una pallida

luce li muove:

è futuro di pace

è domani

di altro colore

è speranza

di vita.

Accattone

Sotto il pippolino

del basco blu,

un poco rintanato

fra due baffi,

sta il tuo sorriso.

Nascondi in questo

e dentro il palmo

della mano

tesa furtiva,

quasi cortese,

a chi ti passa

accanto irriguardoso,

labile ombra

di un’esistenza

grama.

Poveri

Dietro:

dietro

i tanti

rampanti.

Scansati:

scansati

da gente

che corre.

Blanditi:

blanditi

da vane

promesse.

Pescati:

pescati

sul fatto

ogni volta

Gettati:

gettati

dentro

patrie

galere.

Morti:

morti

perché

non amati.

Hina

Un mostro ti ha morsa

sul collo,

azzannata come Vampiro.

Ti ha tolto,

assieme al respiro,

l’innocenza

di un sogno…

che era ancora

da sognare.

In morte di Giovanna

Tragica morte.

Chi può dire il dolore,

Giovanna,

per questo tuo immotivato

ammazzamento?

Che cercava, il tuo aggressore?

Cosa aveva nella testa,

quando ti ha

presa,

scaraventata per terra,

percossa,

violata,

ammazzata?

Come può una persona

arrivare a far questo?

Un dolore sì tanto,

ha bisogno di lacrime

-come torrenti-

per essere pianto;

e di raccolto silenzio.

Di giustizia, ha bisogno.

Ed invece è arrivata la solita,

stolida,

stupida,

belluina,

vendetta.

Inermi e innocenti;

come te, persone normali.

Hanno pagato

-pagato?-

il prezzo che si arrogano

tutti i mostri: stranieri o italiani.

 

Forse un timido raggio di sole,

resta ancora nel buio,

del momento presente:

il tuo sorriso; il coraggio di molti,

la volontà di un mondo migliore,

più umano, fraterno;

più vero.

Strage di Capaci (24 maggio 92)

“Se si crede in qualche cosa,

bisogna andare fino in fondo”

L’avevi detto tu;

… ed eri soltanto un uomo.

Che amava vivere.

Non certo eroe

o creatura altra;

soltanto un uomo.

Con una fede grande

da  spendere per noi.

I perdenti stanno altrove.

Sono quelli che hanno ucciso

togliendovi agli affetti;

quelli più cari.

Giovanni e Francesca,

Rocco con Vito e Antonio

sono nostri;

di noi tutti.

Lo strazio è grande;

ed è impresso,

come sigillo,

nei cuori.

Non basta il dolore;

serve cambiare

Giustizia è amore!

Ed ora a voi o sciagurati,

menti vili;

di morte ideatori!

A vomito vi venga

ogni potere

col sangue e con l’odio

acquisito.

Bruci col fuoco

ogni vostro festino.

Il vento disperda

ogni facile vostro

guadagno.

E questo fino a quando,

piegati in ginocchio,

toccati nel cuore,

a noi tutti

chiederete: perdono.

Il Cielo,

che è pur buono,

vi renda coscienti del male!

Vi liberi dagli idoli ciechi,

rinasca in voi l’Uomo

che avete nascosto

nel cuore.

Non rigettate l’offerta

che vi è data in quest’ora

di dolor di ciascuno.

Via d’Amelio

Ti ha raccolto,

sono certo,

l’Amico.

Ti ha portato

con Lui

fin lassù.

Il mio pianto

non sa ancora d’antico,

ora si mescola

a quello dei più.

Questi poveri morti

sono nostri,

di noi tutti

rimasti quaggiù

E’ un giardino fiorito

quel che vedo,

con i semi piantati di fresco

Fiorirà quanto prima;

siamo in tanti

a volerlo

La violenza

futuro

non ha.

26 agosto 1992

Le lacrime

non bastano

per lenire le ferite.

Sono tanti,

i perché senza risposta.

In questo mezzogiorno, s’è fatto buio fitto;

… come al Calvario.

Il sole si è oscurato,

e muore ancora l’Uomo,

ogni figlio di Uomo:

Bosnia Erzegovina,

Serbia,

Somalia,

Iraq,

Sudan,

Afganistan…

Giù, giù fino a Rostoh,

nella inquieta e ricca

Germania.

Sono i Gòlgota di oggi.

……….

Si muore al Sud di oppressione e fame;

si muore al Nord

perché di altro colore.

Sequenze interminabili:

di sofferenze

di agonie

di morti.

Occhi innocenti

e muti

al cielo sono rivolti.

Giù nei Pretori,

si gioca ancora a carte;

si gioca su chi puntare.

Beffardi chiedono:

“Sono forse io, il custode di mio fratello?”

 

Cristo, che della storia sei Signore,

lascia il tuo cielo; lascialo e torna

a stare in  mezzo a noi.

A camminare lungo le nostre vie.

Per queste strade polverose e sfatte.

Oh Dio che liberi e rinnovi,

dona coraggio e forza

e fede ancora,

perché si faccian sangue e carne

a rifiorir la vita;

questa nostra povera vita,

questa che non abbiamo noi.

Ed il tuo Regno venga,

sempre ed anche ora.

Bambini di guerra

Non chiedermi perché,

non ho risposta.

Né ti so dire

se un’alba

sorgerà

senza cannone;

se mai sarà possibile

che giochi ancora.

Fermati e osserva:

riempiti di me

la mente e il cuore:

questo mio strazio

questo dolore

Poi, chiediti,

se ti sia lecito

chiamarti

fuori.

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