In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri,

perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame,

perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete,

perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi,

perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi,

perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete,

perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Aggiungere parole mie a queste del Signore mi sembrerebbe quasi una profanazione, tanto sono chiare e comprensibili. Serve solo interiorizzarle avendo ben chiaro che Gesù non intendeva, come è stato compreso in passato, legittimare situazioni di ingiustizia e sofferenza, bensì spronare i credenti a operare perché scegliendo di essere poveri, cioè condividendo il loro essere e il loro avere, sanassero le ingiustizie presenti nel mondo, saziassero gli affamati, consolassero gli afflitti ben sapendo che così operando non sarebbero stati trattati diversamente da come è staro trattato lui. Quanto al quai bisogna intendersi: Gesù non maledici nessuno, intende soltanto piangere su quanti fanno scelte diverse perché conducono a morte.

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