In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Chi ha qualche anno in più sulle spalle ricorda bene come la Quaresima , che inizia oggi con l'imposizione delle ceneri, fosse interpretata e illustrata come il periodo dei musi lunghi; della tristezza, della compunzione e di tutti quegli atti volti quasi a strappare al buon Dio un atteggiamento benevolo nei confronti dei penitenti. Insomma, niente di quello spirito che traspare dal Vangelo di oggi, nel quale Gesù invita a non fingere tristezza assumendo atteggiamenti da commedianti, come quelle persone religiose che, per mostrarsi tali e pertanto differenti dai comuni mortali, hanno bisogno di farlo sapere a tutti, mostrandosi impegnate appunto a digiunare, pregare e fare anche un po' di carità, che non guasta mai. Non è così che ci vuole il Signore. Certo, la Quaresima è un periodo opportuno, ma non l'unico, per riflettere sulla nostra vita e sulla fedeltà con la quale corrispondiamo all'amore del Padre. Come scriveva bene il teologo Carlo Molari, «il cammino quaresimale non è una pratica esteriore o di pia esercitazione di culto, è l'accoglienza di un'azione dello Spirito che possa in noi esprimersi come qualità nuova della specie umana».








