Piergiorgio Bortolotti
Scrivo per passione, con la segreta speranza di donare qualche momento piacevole o interessante a chi mi legge.
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Schiaffi insistenti

La cronaca ci rimanda di continuo accadimenti che sono come tante pietre di inciampo per chi le voglia vedere, soffermarsi a riflettere e decidere da quale parte stare. Sono del parere che il mondo potrà cambiare in meglio solo quando ciascuno di noi saprà sentire, come scriveva José Martì, sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di un altro uomo.

SE

Se manco il volto terrorizzato

di un bambino,

il suo pianto disperato,

il suo corpo violato,

ferito,

mutilato,

sa più suscitare sdegno

e orrore…

Se neanche il corpo svenuto

di una madre

fatta concava nell’inutile

estremo tentativo

di racchiuderlo come in seno

a protezione

da morte assassina,

suscita sdegno e orrore…

Se quei corpi allineati

di innocenti silenziati

disposti in bianche file

non ci fanno gridare

che ogni guerra

è ingiusta

ripugnante

criminale,

allora è meglio non definirci più

umani

VORREI

Vorrei avere braccia grandi

per abbracciarvi tutti,

stringervi a me come si fa tra amanti.

Vorrei poter raccogliere,

con le mie stesse mani,

le vostre amare lacrime

e accarezzarvi il viso

in modo delicato

come si fa con fiori

nati su terre avverse

percosse dalla violenza.

Voi siete preziosi e unici

ciascuno nel proprio essere

ma non per chi vi uccide,

smembra oppure mutila,

incurante del vostro piangere.

Vorrei tracciare sorrisi

sui vostri volti esausti,

farlo con tanti colori

quante le ferite infertevi,

poi correre con tutti voi

su immensi prati verdi,

rincorrere aquiloni

e con quelli librarsi in alto.

Vorrei un cuore grande

capace di farvi sentire

che batte solo per voi.

Vorrei… ma posso davvero poco.

Sono solo un pover’uomo

smarrito e addolorato per così tanto dolore

scagliatovi addosso da adulti

che hanno venduto al diavolo

avanzi di senso morale

decidendo che la guerra è un gioco a Monopoli

per accrescere i loro forzieri.

SILA

Figlia di un Dio minore

nel freddo di una tenda

dentro l’accampamento

degli scacciati nella propria terra

lungo la costa di Gaza,

vicino a Khan Younis,

non hai avuto neanche il conforto

del fiato caldo di animali

a stemperare il gelo di una notte diaccia.

Avvolta in una coperta povera

tra braccia forti di un papà impotente,

hai pianto il possibile

prima che le tue labbra giovani

fossero tinte

del viola della morte.

E la tua pelle livida a testimone

d’identico colore della coscienza di chi

per te

non ha saputo,

non ha voluto fare niente.

SCARTI

C’è solo un breve braccio di mare

che separa due terre dalle storie intessute

come arazzi parentali di antichi manufatti,

ma la distanza è abissale tra le vittime a Gaza

e l’Europa che si limita a un vuoto deplorare.

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MANDANTI

Su petti irsuti

svuotati di cuore

s’appuntano medaglie

all’orrore.

Bamini di Gaza

Tu, li hai mai visti i bambini di Gaza?

li hai mai guardati negli occhi?

Hai mai pesato le loro lacrime,

contato i loro tremiti

assaporato il freddo che li ghiaccia

fin dentro le ossa?

Hai mai prestato loro i tuoi piedi

per superare pozzanghere senza troppo bagnarsi?

Ti sei mai fatto prossimo

accudendoli nei loro giacigli improvvisati

riscaldandoli dentro tende logore e sfatte?

Hai mia provato i morsi della fame,

reggendo una vuota scodella

che invoca assieme a te: ho fame!

Conosci l’amaro sapore

della mancanza di cure per le ferite del corpo

dell’anima, della psiche

che  impediscono di volare nel cielo

dei sogni bambini, inducendo il sorriso?

GRIDA D'AIUTO SILENZIATE

Tu lo sai come salmodia il mare,

come piangono le onde frangendosi contro le coste

mute,

silenti

anche loro in preghiera, ora che sono spoglie

di turisti,

mentre a Roma c’è chi impreca con gran chiasso

teorizzando invasioni di alieni, di complotti diretti

a realizzare la Grand Remplacement?

Eccoli gli invasori, ora senza volti, smembrati

scortati a riva da mani immateriali a perenne vergogna

di noi tutti, e di chi cantilena rosari, bestemmiando

il nome di Dio.

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