In quel tempo, Gesù parlò dicendo: ««Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati:
all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
La commiserazione di Gesù (questo è il significato di quel "guai", meglio tradotto con un "ahi , ahi") per scribi e farisei definiti ipocriti, cioè commedianti, vale anche per tutti noi se il nostro definirci cristiani consistesse in un voler apparire tali esteriormente senza che ci sia una corrispondenza interiore che si esplicita in un agire coerente con quanto richiesto dal Vangelo . Certo, ci è più spontaneo e facile attribuire ad altri un simile atteggiamento contradditorio e non saremmo lontani dal vero nell'assegnarlo a determinati gruppi di persone, ma facendolo non faremmo altro che comportarci come chi è tentato di togliere la pagliuzza dall'occhio del fratello e non si accorge della trave che ha nel proprio. È un avvertimento forte, importante, più che mai attuale, questo avvertimento evangelico; è rivolto a chiunque intende dirsi cristiano, a iniziare da chi nella Chiesa ha compiti e ruoli di autorità; ne va della credibilità di chi vuole essere testimone, seguace di Gesù.