In quel tempo Gesù parlò dicendo: ««Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume.
Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
È fin troppo facile discolparci immaginando che le parole del Signore nei confronti di scribi e farisei valessero solo per suoi contemporanei, e tra quelli, per qualche specifica categoria. No, quello che il Maestro denuncia è l’atteggiamento che può essere anche nostro, essere di tutti, quello cioè di ritenersi giusti e irreprensibili perché si osservano, magari pure con scrupolo, tutte le regole esteriori per poter apparire, per l’appunto, ineccepibili. L’ipocrisia è quella cosa, per dirla con Khalil Gibran, che spinge stupidamente una persona a cercare di rimediare all’odio degli occhi con il sorriso sulle labbra. Essere veri può costare caro ma dona una serenità d’animo che non ha prezzo, mentre l’agire da ipocriti fingendosi ciò che non si è, oltre a creare il vuoto attorno, suscitare sfiducia e avversione, fa malare dentro