In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Ci sono persone, come i potenti di questo mondo, ma non solo, sorde a qualsiasi invito a cambiare sguardo, sia che l’invito giunga attraverso il rimprovero, sia che avvenga attraverso, per così dire, l’argomentazione, la presentazione nel modo più pacato possibile di tutte quelle realtà che segnalano mancanza di giustizia, negazione di diritti elementari, possibilità di vita dignitosa per innumerevoli persone. Abbiamo esempi eclatanti, di questi tempi per come si affronta il problema immigrazione, la destinazione delle risorse del tutto insufficienti per sanità, istruzione, contrasto alla povertà, gestione della giustizia e delle carceri, mentre non si lesinano per la produzione e il commercio delle armi. Nonostante sia risaputo e ampiamente dimostrato che una vita buona per tutti sia il miglior antidoto contro l’odio e la discordia, si continua imperterriti sulla strada che porta all’inimicizia e conflitti sempre più gravi. Ma la sapienza, si afferma in questo brano del vangelo, è stata riconosciuta da tutti i suoi figli. “Discepoli della Sapienza sono tutti coloro che con gesti concreti dimostrano che la società alternativa propugnata da Gesù non è una semplice utopia” (Josep Rius-Camps in L’esodo dell’uomo libero)