In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Un errore nel quale è facile incappare, leggendo un determinato brano di Vangelo, è quello di non contestualizzarlo. Quello posto alla nostra riflessione oggi è contenuto nel “Discorso della Montagna” che come dovremmo sapere inizia con le Beatitudini e che ha al centro il Padre nostro Quindi solo alla luce di tutta questa parte è possibile comprendere davvero ciò che il Signore intende dirci, ovvero che Lui non è venuto a demolire quanto è contenuto nell’Antico Testamento come progetto di Dio su di noi, ma per portarlo a pienezza. La legge alla quale richiama non sono tanto i comandamenti trasmessici da Mosè che sono sì espressione del volere di Dio, ma in modo inadeguato perché il Vangelo chiede molto di più della semplice osservanza di un decalogo. Noi dovremmo essere gli uomini delle Beatitudini e del Padre Nostro. È quanto contenuto in queste che siamo chiamati a praticare agendo come ha agito Gesù, sia nei confronti dei fratelli, sia nei confronti dei nemici; in modo del tutto gratuito perché gratuitamente siamo stati e siamo amati e come ci ricorda san Paolo, pieno compimento della legge è l’amore.