Prendo spunto, per questa breve riflessione, da quella offerta da p. Ermes Ronchi sul vangelo di domani là dove ricorda che “Il priore dei sette monaci trappisti decapitati a Thibirine, frère Christian de Clergè, davanti all’imminenza del martirio pregava: “Signore, disarmali e disarmaci”!
Due parole assolute, totali e sufficienti. Vangelo puro. Signore, disarma anche noi. Facci ripetere, tutti insieme, che la guerra è la più grande bestemmia”. Dovrebbe essere nello spirito di tutte le persone che non hanno abdicato alla loro umanità ritrovarsi in questa affermazione. Abbiamo bisogno certo che siano disarmati quanti le guerre le pianificano, le promuovono e le fanno combattere, ma non è meno importante che ciascuno di noi disarmi se stesso da ogni sentimenti di odio e che nessuno si presti mai più a per fare la guerra a iniziare da quella delle parole fino a quella delle armi. Ieri abbiamo visto la disgustosa sceneggiata di Trump e della umiliazione da parte sua e da parte del suo vice di Zelensky. La cosa può stupire soltanto quanti hanno dimenticato quale sia la logica che muove gli stati e ancor più gli imperi ben riassunta in quanto sosteneva Kissinger: “Gli stati non hanno né amici permanenti né nemici permanenti: hanno solo interessi”. È questo ciò che ha voluto dimostrare con il suo volgare sberleffo Trump, ma non va dimenticato che pur con altra postura era lo stesso intento che muoveva Biden perché, come ama dire il giornalista e analista geopolitico italiano Dario Fabbri, gli imperi non sono delle ONG e agiscono mossi dai loro interessi. È indubbio che la scelta di Trump di porre fine, a modo suo, alla guerra in corso in Ucraina risponda a precisi interessi americani, così come il sostegno offerto dalla precedente amministrazione. Sono “giri di valzer” ai quali dovremmo aver fatto l’abitudine, ma abbiamo la memoria corta. Forse molti dimenticano che è stato sotto la prima presidenza Trump che sono stati avviati colloqui “di pace” per l’Afghanistan con i Talebani combattuti come nemici assoluti fino al giorno prima e poi toccò a Biden concludere in modo scomposto e scandaloso decidendo il ritiro dei soldati da quel paese con le migliaia di persone che avevano creduto nell’intervento americano e& c. collaborando con loro, che cercavano disperatamente di potersene andare dal loro Paese. L’Europa che non ha saputo svolgere un suo ruolo nella crisi ucraina, ma che si è appiattita sulle scelte dell’alleato, ora si trova spiazzata e tenta, senza grandi possibilità di riuscita, di giocare una sua parte. Quanto avvenuto e quanto sta avvenendo dimostra soltanto una cosa, a mio modesto giudizio, che la guerra non è mai una soluzione. Non è vero che non ci possono essere alternative alla guerra, neppure di fronte a una aggressione. Esiste anche la lotta e la resistenza nonviolenta che certo non è senza costi, anche in termini di vite umane, ma mai quante ne causa una guerra. Per farlo è necessario per l’appunto che ci disarmiamo così da disarmare anche i potenti.