Domani il papa si recherà in Iraq, terra drammaticamente segnata da anni di guerra, di distruzione, di dolore e di morte. Era da tempo che Francesco desiderava andarci ed ora questo suo desiderio si sta per realizzare.
Non sarà un viaggio facile perché la situazione in quel Paese è ancora estremamente difficile come ci ricordano anche attentati accaduti di recente. Le attese della gente, delle persone desiderose di Pace sono grandi, non perché pensino che basti la sua presenza per garantire un futuro migliore, ma perché il suo arrivo si spera rappresenti un segno di sicura speranza. Il Papa vi si reca da pellegrino per ribadire il fatto che siamo tutti fratelli e che solo nella riscoperta di questa verità è possibile costruire relazioni sane tra persone, e popoli. Vi si reca anche con l’intenzione, come ha detto lui stesso, di chiedere perdono. Perdono per le responsabilità che sono di molti per la guerra che ha distrutto e lacerato quel Paese e perché, prendendo coscienza che con l’odio e la violenza non è possibile costruire niente di positivo, di nuovo e di umano, ci si aiuti a voltare pagina scrivendo righe nuove. Perché si impari ad accettarsi diversi e custodirsi gli uni gli altri come fratelli. L’Iraq è il paese di Ur dei Caldei da dove viene Abramo, riconosciuto come padre nella fede dai credenti dei tre monoteismi: ebrei, cristiani e musulmani. Abramo trovò il senso della sua vita uscendo dalla sua terra e mettendosi in cammino verso una destinazione imprecisata che Dio gli aveva prospettato. È quanto siamo chiamati a fare anche noi, oggi. Anche noi dobbiamo lasciare le false sicurezze sulle quali abbiamo costruito il mondo attuale per avventurarci verso un mondo tutto da costruire, però su basi nuove che abbiano alla base la volontà di dare sostanza a quei principi di fraternità, libertà, giustizia che pure affermiamo di voler perseguire. In Iraq il 57% della popolazione ha meno di 25 anni. Costoro hanno il diritto ad un futuro diverso da quello vissuto fino ad ora. Perché sia possibile è necessario che tutti si concorra a facilitare loro il compito. I primi ad essere chiamati in causa sono quelli stati che, spesso contro la volontà dei loro stessi popoli, hanno voluto la guerra anziché la Pace, aprendo la strada agli esiti che tutti conosciamo. Si mettano da parte interessi geopolitici e brame di possesso e si lavori per la Pace nella sicurezza e nella giustizia. Il papa certamente dirà parole profetiche e impegnative. I “grandi” della terra lo sapranno ascoltare?